Senato, legge sul linguaggio inclusivo non approvata: le donne sono “senatori” e non “senatrici”

Ennesima battuta di arresto alla parità di genere in Senato. Una proposta di legge è stata “cassata”. Cosa prevedeva e perchè è stata bocciata.

Senato proposta di legge bocciata
Senatori (Facebook)

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Brutte notizie per la parità di genere. Una recente proposta di legge presentata al Senato è stata bocciata, e sembra che l’inclusività non sia ancora una prerogativa per il Governo del Paese.

Una battuta d’arresto che di certo non fa fare una bella figura ai governanti, in un periodo già complicato dalla crisi geopolitica e dalle prossime elezioni di settembre, in seguito alle dimissioni di Mario Draghi.

La votazione si è tenuta con voto segreto, su proposta di Fratelli d’Italia, che nella richiesta ha citato “etica e coscienza“. Tante le reazioni degli altri partiti politici, che hanno letto la bocciatura e la richiesta dei “colleghi” in modo molto critico.

Al Senato la destra affossa l’emendamento per introdurre nel regolamento la parità di genere nel linguaggio ufficiale. È evidente che di parità di genere non ne vogliono sentire neanche parlare” ha dichiarato il Partito Democratico.

Senato: affossata la legge per la parità di genere

La proposta era stata presentata da Alessandra Maiorino del Movimento 5 Stelle, che aveva chiesto che il Consiglio di Presidenza scegliesse “i criteri generali affinché sia assicurato il rispetto della distinzione di genere nel linguaggio, attraverso l’adozione di formule e terminologie che prevedano la presenza di ambedue i generi attraverso le relative distinzioni morfologiche”.

In poche parole la politica aveva chiesto che si usassero i termini lavorativi declinati al femminile, e non più a senso unico come fatto finora, al maschile. Un modo per rendere più egualitario il rapporto tra uomo e donna. Per soli nove voti, tuttavia, l’emendamento non è passato, anche se la Maiorino ha già dichiarato che non mollerà la battaglia. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato un video in cui si dice molto dispiaciuta che proprio il partito politico guidato da una donna, e un Senato con segretario sempre una collega, abbia affossato quello che poteva essere un messaggio molto importante.

La romana, nel partito di Grillo dal 2013, è dal dicembre 2021 coordinatrice del Comitato per le Politiche di Genere e per i Diritti Civili del Movimento 5 Stelle, e porta avanti, tra le tante, anche la proposta di legge per il matrimonio egualitario.

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