Zarasizing: il fenomeno delle taglie che diventano sempre più piccole ha gravi conseguenze

Le catene di fast fashion tendono a ridurre le taglie sempre di più, tanto che su TikTok sono in migliaia a denunciare il fenomeno con l’hashtag #zarasizing.

Taglie vestiti ridotti catene fast fashion #zarasizing
(Pexels)

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I social sono sicuramente la cartina tornasole della società, soprattutto quando si tratta di conoscere i trend o le questioni più attuali del momento. Prendiamo ad esempio quello che su TikTok è definito come #zarasizing, un fenomeno che riguarda la riduzione sempre maggiore delle taglie dei capi di abbigliamento. In particolare da Zara, ma anche da Bershka e Subdued (alcuni tra i brand di fast fashion più apprezzati dai giovani), la tendenza sembra essere quella di ridurre le taglie.

Il motivo è principalmente quello di risparmiare: pochi centimetri in meno da ogni capo possono trasformarsi in centinaia di metri di tessuto in meno per i brand. Ma le conseguenze di ciò non sono soltanto economiche, ma anche e soprattutto emotive. Stando alle parole di Massimo Clerici, infatti, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze ASST Monza, “anche quella che può sembrare una banalità come il non entrare in un paio di pantaloni o il confronto fisico tra amici può essere molto pericoloso, soprattutto per chi ha predisposizione a problemi psicologici“.

Le taglie si riducono ma i casi di disturbi psicologici aumentano

Taglie vestiti ridotti catene fast fashion #zarasizing
(Foto Instagram)

In questo senso, dunque, l’esasperazione provocata dal non entrare più nella propria taglia o, nei casi di persone plus size, di non trovare affatto vestiti da acquistare e indossare può provocare enormi scompensi psicologici. Molto spesso le taglie non arrivano oltre la 46, escludendo una vasta parte della popolazione. Inoltre quanto dichiarato sui cartellini, spesso, non corrisponde al vero. Ciò può essere spiegato con il cosiddetto vanity sizing, vale a dire la tendenza a dichiarare che una taglia sia più piccola della realtà.

Questo fenomeno risale agli anni ’70-’80 ma non è mai scomparso: illudere il cliente di entrare in una taglia più piccola può infatti invogliare quest’ultimo a comprare di più. Sull’onda della body positivity e dell’inclusività, poi, sono state introdotte le cosiddette taglie over. Ciononostante la netta divisione tra standard e over è rimasta evidente: da una parte colori, tagli e modelli diversificati. Dall’altra capi informi, spesso in colori scuri e relegati in zone dedicate dei negozi.

Il rischio principale è dunque quello di sconvolgere la psiche delle persone. Non solo è facile che la taglia che abbiamo sempre acquistato non ci stia più bene e che un capo acquistato online non ci soddisfi, ma lo è altrettanto credere che il problema siamo noi. La conseguenza può essere l’insorgere di ansia sociale da confronto, disturbi alimentari, autolesionismo e depressione.

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