Voli cancellati in continuazione, ma cosa sta succedendo? La spiegazione delle compagnie aree

Voli cancellati, ritardi e slittamenti. Negli aeroporti italiani e in molti altri paesi si sta verificando il caos: ecco le ragioni di tutto questo.

Voli cancellati: il motivo
Voli cancellati (Foto Canva)

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Con l’arrivo dell’estate e l’allentamento delle misure anticontagio, aumentano i viaggi. Dopo il biennio di pandemia, la voglia di viaggiare cresce: tra mete italiane e non, gli aeroporti tornano a essere presi d’assalto.

Una ripresa positiva per tutto il settore del turismo, ma che tuttavia sta affrontando un’altra criticità: voli cancellati, ritardi e slittamenti sono ormai all’ordine del giorno. Viaggiare in aereo diventa così difficile, affrontando innumerevoli disagi dettati dall’aumento dei prezzi del carburante e da problematiche a livello di personale.

Voli cancellati e scioperi: le ragioni

Voli cancellati: il motivo
Voli cancellati (Foto Canva)

Scioperi e voli cancellati. Questa la situazione in molti aeroporti italiani, ma non solo: in innumerevoli Paesi si stanno verificando simili situazioni, mettendo in ginocchio non solo chi dopo due anni di pandemia desidera tornare a viaggiare, ma anche chi prende l’aereo per lavoro nonché soprattutto il comparto in caos per queste difficoltà che lasciano a terra migliaia di viaggiatori.

Tra cancellazioni dell’ultimo minuto e scioperi, la situazione si fa sempre più difficile in particolare per via della mancanza di personale. Lo staff degli aeroporti si trova ad affrontare una mole di lavoro quasi impossibile da gestire che comporta compiti extra, senza però variazioni contrattuali portando a scioperi e azioni sindacali della categoria.

Assistenti di volo, hostess e piloti si stanno opponendo alla situazione inasprita dalla pandemia che ha dettato molti licenziamenti durante la fase acuta di Covid e il blocco dei viaggi. Con la ripresa del settore non si sono però reinserite nuove figure, portando a un personale ridotto incapace di contenere i ritmi di lavoro precedenti alla pandemia, senza poter far conto del numero di risorse precedente.

Queste potrebbero non voler essere reinserite dopo lo stop lavorativo o magari aver trovato un nuovo impiego. In caso di nuovi inserimenti comunque sussistono tempi tecnici di formazione che non permettendo un’immediata operatività dei nuovi assunti. Per quanto riguarda l’Italia a giugno si sono tenuti due grandi scioperi – l’8 e il 25 – e potrebbe essere messo in atto un terzo il prossimo 17 luglio.

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