Colpevole di essere bella? Cos’è il “Pretty privilege” e perché non dovresti demonizzarlo

Pretty privilege e società, cosa comporta vedere e/o vivere questo privilegio nella nostra società e come si denota nel nostro quotidiano. Vediamo insieme il tema troppo poco trattato.

Pretty privilege: cos'è e come viene vissuto
Privilege (Canva) – Haircare.it

Tra le prime cose che si imparano quando inizi a vivere in questa società è che combattiamo tutti per l’uguaglianza in tanti settori, proprio perché la nostra società non è uguale per tutti. Alcuni subiscono status sociali e classisti che inficiano sulle scelte e sulla vita di queste persone. La pretty privilege è uno di quei fattori di privilegio che in un mondo come il nostro fa la differenza fra una persona che vive una vita serena e una che insegue anche solo un equilibrio economico.

Il privilegio di essere “belli”: ecco la nostra società

Privilegi e divisioni sociali: ecco la pretty privilege
Divisione (Canva) – Haircare.it

La nostra società ha costruito e continua a costruire sull’immagine. I social sono la dimostrazione perfetta di questa tendenza che la società ha iniziato ad assumere in maniera così netta negli ultimi vent’anni. Gli standard fisici sono sempre esistiti, anche nelle culture antiche una caratteristica fisica faceva la differenza. Su questo concetto abbiamo lasciato spazio ad un fenomeno che la moda, la televisione e i social hanno fatto esplodere: lo standard.

Questo ha determinato un continuo inseguimento verso standard che non sempre possono essere raggiunti, anche solo per costituzione. Questo cosa ha comportato? Una divisione, quindi una suddivisione classista della società fra chi ha e chi non ha. Chi ha il privilegio di rispondere a certi standard e chi no e qui, quindi, arrivano i privilegi nella quotidianità.

Pretty privilege e lavoro: ecco dove si annida il privilegio

Alcuni studi ci dimostrano come il pretty privilege fa la differenza nella vita di alcune persone. Partiamo da Timothy Judge dell’Università della florida che sostiene come i lavoratori più “belli” siano favoriti, perché questa dote attiva un meccanismo psicologico per cui le persone attorno sono più interessate a quello che svolgono. A supporto di questa teoria arriva l’economista Eva Sierminska, affermando che, secondo le statistiche delle figure che rispondono maggiormente agli standard, i lavoratori che posseggono il “pretty privilege” guadagnano fino al 15% in più della media. Questo sembra sia dovuto da un fattore di fiducia maggiormente presente verso le persone più “belle”.

Questi dati, se accompagnati a quelli che sono le immagini che “subiamo” in televisione e nei social, ci dimostrano di un privilegio in piena regola. Tutto questo ha un risvolto doloroso per chi non rientra all’interno di quegli standard, i quali inseguendoli, alimentano ancora di più l’intero sistema. Ma allo stesso tempo le figure che possiedono questo “privilegio” non è detto che lo sfruttino volontariamente, anzi. Questo privilegio è soggetto alla psicologia dello spettatore e può essere, quindi, attivo o passivo.

Da chi vivi a chi subisce il privilegio: le due facce della stessa medaglia

Quando si parla di parte attiva o passiva non si parla dello spettatore, ma della figura che con questo privilegio costruisce un percorso lavorativo nelle attenzioni di chi ha di fronte. C’è chi è cosciente e coltiva questo privilegio e chi invece si ritrova ad essere visto/a solo come un “oggetto sessuale“, quindi come bellezza fisica e non per traguardi lavorativi e obbiettivi raggiunti.

In questo il pretty pivilege è un privilegio che si può decidere se sfruttarlo o meno, ma non sempre volontariamente, a differenza di altri privilegi. Il soggetto, infatti, viene privilegiato da uno status sociale costruito sugli occhi di chi guarda, pur non volendo vivere quel privilegio che potrebbe diventare una trappola per se stesso. Questo perché essere soggetti di sguardi che ti identificano come “bello/a” mettono in secondo piano chi sei e cosa sei riuscito a creare nella tua vita. Così facendo il soggetto che ha questo privilegio, vive il disagio del privilegio stesso, il disagio di chi diventa oggetto degli sguardi e non soggetto della società.

Se vogliamo imparare a superare questi privilegi dobbiamo essere noi i primi a guardare le persone in maniera diversa. Non possiamo esportarci gli occhi e la struttura sociale nella quale siamo cresciuti, ma possiamo imparare a scindere e ad ascoltare cosa queste persone hanno da dire. E, solo così, impareremo a comprendere chi è di valore e chi sfrutta il proprio privilegio.
Ma attenzione, non significa che il privilegio della bellezza è demonizzabile come male assoluto delle figure che ne fanno una carriera, ma bisogna saper comprendere quando il contesto determina una espressione di bellezza, come modelli e figure social che assumono ruoli di espressione fisica e che costituiscono la loro carriera in questo, e chi tramite quel privilegio gioca a sfruttare e, quindi, a surclassare chi quel privilegio non lo ha.

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