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Lifestyle

Bambino che non vuole fare i compiti, come comportarsi

Scritto da
Marina Marcoionni

Quante volte abbiamo sentito di un bambino che non ha voglia di fare i compiti? Si tratta di una componente indispensabile del percorso scolastico ma molto noiosa: ecco come comportarsi in questi casi. 

bambino non vuole fare compiti
Bambina, come comportarsi se non vuole fare i compiti? (Foto da Pixabay) – Haircare.it

Fare i compiti fa parte del percorso scolastico: è una delle sue componenti più noiose ma tuttavia indispensabili per l’apprendimento dei concetti, ma come comportarsi se il bambino proprio non ha voglia di farli?

La scuola sta per ricominciare. Se non sono stati fatti gli esercizi assegnati per le vacanze, è comunque arrivato il momento per i bambini di rientrare nell’ottica che le giornate non saranno tutte composte da giochi e passatempi divertenti. Tornerà una porzione del tempo da dedicare allo studio e all’apprendimento di nuove cose. I genitori, prima di tutto, devono insegnare a dare importanza alle responsabilità e agli impegni: primo step fondamentale per una crescita sana.

Bambino che non vuole fare i compiti: cosa devono fare i genitori?

Bambini, come comportarsi se non vogliono fare i compiti? (Foto da Pixabay) – Haircare.it

E’ una delle prime difficoltà che riscontrano i genitori di figli tra i 6 e gli 11 anni. I bambini in questa fascia d’età non comprendono l’importanza del percorso scolastico e lo vivono come un impegno non piacevole. Ebbene, ecco sei consigli che possono essere seguiti affinché il bambino affronti diversamente le ore pomeridiane dedicate ai compiti a casa:

  • Prima di tutto, il genitore deve far iniziare i compiti: la maggior parte dei bambini non vede mai il momento giusto per cominciare e i genitori si lasciano convincere nel perseverare. Un genitore deve essere fermo e far passare all’azione, senza “se” e senza “ma”, anche se significa ricorrere all’imposizione;
  • Si possono aiutare i bambini e guidarli nello studio, anche alternando l’attività con un “ora leggo io, poi leggi tu”, affinché venga percepita come qualcosa di dinamico e si traggono forza e volontà dal confronto e dal lavoro di squadra;
  • I bambini vanno messi davanti a delle sfide: non incoraggiati, piuttosto messi alla prova con frasi del tipo “è molto difficile, chissà se sarai in grado di farlo”;
  • Bisogna lasciare che il bambino sbagli e compia errori: l’errore serve ad imparare, non va rimproverato;
  • Il bambino che riesce nei suoi compiti va gratificato ma senza esagerare. Gli si possono concede dei premi in caso di successi, ma senza arrivare alla saturazione;
  • Creare curiosità mantiene attiva la sua attenzione: i genitori devono insegnare facendo scoprire cose nuove stimolando le capacità del bambino e lasciando che apprenda a navigare da solo.
Scritto da
Marina Marcoionni